Parrocchia Immacolata


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La nostra Storia

I CAPPUCCINI A TRINITAPOLI
APPUNTI PER LA STORIA DEL FRANCESCANESIMO IN PUGLIA
PIETRO DI BIASE
Le origini
“… e vennero ad abitare in mezzo a noi” (Gv. 1,11). Questo lo slogan
delle manifestazioni realizzate nel 2003 per celebrare il centenario del Convento
dei Cappuccini a Trinitapoli. Va, tuttavia, precisato che
l’arrivo della famiglia
francescana nel nostro paese è da retrodatare nel tempo rispetto a quel 25
marzo 1903, in cui fu posta la prima pietra del convento.

Questa ricerca, pertanto, mira a recuperare, riordinare e contestualizzare
le frammentarie fonti storiche relative all’insediamento dei Cappuccini e alle
vicende, non certo agevoli, legate alla costruzione (non solo) del convento e
della chiesa.
Al di là di quel dato sicuro rappresentato dall’avvio dei lavori per la
costruzione del convento, qualche riferimento alla presenza francescana a
Trinitapoli lo si ha già a partire dal Settecento, se non prima. Infatti, nella sua
relatio ad limina del 1600 l’arcivescovo di Trani, Andrea De Franchis, scrive
che nel Casale della Trinità la cura delle anime è affidata al solo parroco, per
cui si è preoccupato di dargli un aiuto, facendo arrivare un francescano, del
ramo dei Conventuali, e fornendogli una buona sistemazione (
curavi adventum
cuiusdam fratris ordinis Conventualium, eumque decenti loco locavi, ut
Parochi oneri soccurratur
). Il primo contatto, quindi, tra i seguaci di San
Francesco e l’allora Casale della Trinità risale agli inizi del XVII secolo
.
Tale rapporto si consolida successivamente, visto che per il Settecento
abbiamo notizia dell’esistenza di un “ospizio” dei Cappuccini: lo apprendiamo
da un atto notarile del 1782, nel quale leggiamo che Riccardo Riefolo, del
Casale della SS.ma Trinità, vende una casa che possiede “entro detto Casale”
e che confina con “l’Ospizio de’ RR. PP. Cappuccini della città di Barletta, con
la casa degli eredi di Ludovico Sarcina ed altri”.
Importante questo documento, in quanto ci informa dell’esistenza di un
“ospizio” e della sua dipendenza dal convento di Barletta. Ma cos’era un ospizio?
Un tempo si chiamavano “ospizi” delle piccole case per i frati itineranti,
che giravano cioè per la predicazione o per la questua; ogni ospizio era soggetto
giuridicamente al convento più vicino, quasi fosse una sua appendice. Anticamente
se ne trovavano molti in tutte le province, poiché le vie e i mezzi di
comunicazione non erano quelli odierni e in genere i frati percorrevano a piedi
le strade ed i questuanti trasportavano sulle spalle le offerte raccolte dai
benefattori...
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